FICO SECCO REALE DI ATESSA

Area di Produzione

La zona collinare dei comuni di Atessa, Torino di Sangro, Archi, Perano e Paglieta (provincia di Chieti)

Stagionalità

Si raccoglie alla fine del periodo estivo. Ogni anno il fico secco viene messo in commercio dopo il 4 ottobre.

Il Presidio

Responsabile Slow Food

Manola Cascante, tel. 349 8421993

manolacascante@yahoo.it 

Referente dei produttori

Vincenzo Menna, tel. 339 1710276

ficorealediatessa@gmail.com 

La città di Atessa ha una storia che affonda le sue radici nell’epoca romana e gli scavi archeologici hanno evidenziato il legame millenario con la coltivazione del fico. Fino ad alcuni decenni fa Atessa poteva vantare una vasta produzione di fichi secchi ma negli anni ‘70 e ‘80 lo sviluppo industriale della Val di Sangro ha messo in crisi la produzione. Oggi pochi giovani hanno deciso di recuperare la tradizione e il Presidio vuole sostenere la loro azione.

Concezio Candeloro

Atessa (Ch)

Via Benedetto Croce,5

tel. 320 0286044

concezioc@alice.it 

 

La Ruelle

di Lucia di Cintio

Atessa (Ch)

Contrada Piana Matteo

tel. 333 3623968

luciadicintio@libero.it

 

Marco Rossi

Atessa (Ch)

Contrada Piana dell’Edera, 27

tel. 0872 850390 – 339 1689872

marcorossi1576@virgilio.it

Sergio Silvestri

Atessa (Ch)

Contrada Sciola

tel. 329 6874861

sergiofrutta@libero.it 

 

Tenuta Sant’Antonio

di Roberta Del Vecchio

Atessa (Ch)

Contrada Solagna Longa

tel. 327 1392980 – 328 3879002

delvecchio_roberta@virgilio.it

info@tenuta-santantonio.com

I Produttori

La storia della produzione e commercio di fichi secchi è stata ricostruita in modo attendibile da storici universitari e archeologici internazionali; nei dettagli essa è descritta nel libro, V. Menna (cur.), Atessa e i fichi secchi, Tinari editore, gennaio 2013. Il primo fico secco nel Comune di Atessa è stato rivenuto in una villa romana in località di Acquachiara e risale al I secolo a. C. Dunque un legame storico, questo, importante e antichissimo che nobilita, come in nessun altro caso in Abruzzo, la produzione di fichisecchi in Atessa, sannitica e romana. Persino il nome, in atessano, caratteristico dei fichi secchi, caracìne, rinvia alle origini locali del frutto. I Caracini, infatti, erano proprio la stirpe, tribù, sannita che abitava il territorio atessano ancora all’epoca del ritrovamento. Erroneo è collegare il nome caracìne a carices, ossia ‘della Caria’, in quanto esse è diffuso solo nella parte di Abruzzo dove, appunto, i Sanniti Caracini vivevano. Le vicende, poi, dei caracini, è ovvio, seguono quelle dell’impero Romano, di cui quei territori facevano parte, e ove il fico secco, come noto,era ampiamente diffuso e apprezzato. Invece, per quanto concerne  più da vicino la storia locale, abbiamo numerose notizie storiche sulla  produzione e commercio di fichi secchi atessani sin dal Medioevo. Ad esempio, in una delle cronache di C. Manieri Riccio, si narra di come Roberto d’Angiò nel 1320 avesse imposto delle gabelle sui fichi secchi prodotti ad Atessa e commercializzati via mare. La produzione e il commercio dei fichi si conferma molto importante, tanto da essere citati nel Dizionario geografico-ragionato del 1797 del Regno di Napoli, e nel Nuovo Dizionario di geografia universale, del 1858. Alla storia di Atessa è legata anche la varietà reale stessa. Infatti, nel 1819 si scrive: “il fico reale, o di Versailles è quasi rotondo, bianco. È abbondantissimo, ma non buono se non secco: i terreni asciutti meglio convengono a questo”. Celebre era il torrone di fichi secchi, menzionato come prodotto tipico di Atessa, nei resoconti esteri del Ministero per il commercio dell’impero Asburgico, nel 1914. Ancora G. Rohlfs, linguista tedesco,in un suo articolo del 1937, ricorda come proprio come proprio in Atessa, i fichi fossero fatti essiccare, nei tempi più antichi, su di un tessuto composto da frasche di ginestra.

La storia del Fico secco reale di Atessa

Il fico reale di Atessa è una varietà molto apprezzata a partire dagli ultimi due secoli ed è considerato ideale per l’essiccazione, una tradizione ben radicata ad Atessa. Alcuni storici del passato raccontano, ad esempio, che Roberto d’Angiò, sulla zona di Chieti, avesse addirittura imposto, nel 1320, delle gabelle sui fichi secchi prodotti ad Atessa e commercializzati via mare. Il periodo di raccolta ed essiccazione, a seconda del clima, va tra metà agosto fino alla fine di settembre. I fichi vengono raccolti a mano, nelle prime ore del mattino, uno ad uno con una leggera rotazione del frutto per preservare l’integrità del picciolo, e posti negli essiccatoi, fatti di piccole canne (cannizzi) legate tra loro. Possono essere essiccati interi o incisi a metà, ma le loro facce non devono aprirsi del tutto. Esposti al sole durante il giorno, coperti da una rete che tenga lontani gli insetti, alla sera, per evitare che ci siano problemi di umidità, si ritirano in un luogo riparato e asciutto. Questa è un’operazione che va ripetuta per alcuni giorni, fino a quando i fichi non siano asciutti e ancora morbidi al tatto.
Una volta essiccati, i fichi reali vengono arricchiti con un gheriglio di noce locale inserito all’interno di una delle due parti; quindi si infornano a temperatura moderata, il tempo necessario affinché assumano un colore caramello caratteristico. Ancora caldi, i fichi secchi, così dorati, si ricompongono e si mettono a riposo, con foglie di alloro, in un luogo buio ed asciutto. Una volta trascorso del tempo, quello necessario perché i sapori si amalgamino tra loro, i caracini possono essere confezionati per il commercio o consumati al meglio. La loro prelibatezza e la lunga conservazione hanno reso celebri i caracini di Atessa e sono utilizzati in cucina per diverse ricette, come dolci, confetture, dessert, condimento per carni, pani e biscotti.

Slow Food Abruzzo - Molise

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I Presìdi Slow Food

I Presìdi Slow Food riuniscono e sostengono piccoli produttori custodi di grandi tradizioni gastronomiche a rischio di estinzione.

Contatti

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