PATATA TURCHESA

Area di Produzione

La montagna appenninica interna compresa nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Stagionalità

La pianta si semina da marzo a maggio e si raccoglie dalla fine dell’estate a ottobre

Il Presidio

Responsabile Slow Food

Luca Schillaci, tel. 0862 6052227

lucaschillaci@gransassolagapark.it 

Referente dei produttori

Filiberto Cioti, tel. 339 6276273

info@aziendaagricolacioti.it 

Nel 2001, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ha avviato un importante progetto di valorizzazione e recupero. Oggi l’associazione dei produttori conta oltre venti iscritti che si sono impegnati non solo nella coltivazione, fatta eseguendo i principi di un’agricoltura a basso impatto ambientale, ma anche nella riproduzione dei semi. I produttori si impegnano inoltre a fornire tutte le indicazioni sulla produzione attraverso un codice presente sulla confezione, che rimanda ad una pagina web.

I Produttori

Gino Carpente

L’Aquila, Via delle Nocelle 13
Tel. 347 9331664
gino.carpente@alice.it

Filiberto Cioti

Campli (Te), Via Paterno
Tel. 339 6276273

Marco Matergia

Barisciano (Aq), Via Provinciale, 145
Tel. 0862 89335 – 334 1041133
lucio.matergia@univaq.it

Filomena Moretti

Campotosto (Aq), Via Rio Fucino
tel. 0862 900227

Dante Santavicca

Barisciano (Aq), Via Aldo Moro
Tel. 0862 89420 – 347 6040425
stefanosantavicca@gmail.com

Massimiliano Rosati

Amatrice (Ri), Fraz. Nommisci
Tel. 339 5613293

Elias Colasante

Montebello di Bertona (Pe), Via Campo delle Piane 15
Tel. 377 1542782
eliascolasante@virgilio.it

Filippo Della Rovere

Montebello di Bertona (Pe), Via Ducale 12
Tel. 339 5281289
filderover@gmail.com

Emanuele Falerni

Barisciano (Aq), Via Paganica 6
Tel. 327 7864032
azienda.falerni@gmail.com

Nadja Ettorre

Teramo, Viale Europa 65
Tel. 333 3862256
nadja.ettorre@libero.it

Luciana Fazi

Acquasanta Terme (Ap), Via Bonamici 12
Tel. 0736 802317 – 339 7557846

Antonello Angelini

Paganica (Aq), Via Luigi Biordi 3f
Tel. 349 3451746

Ewa Sewera

Valle Castellana (Te), Fraz. Macchia da Sole
Tel. 0861 930403 – 348 5658957
eva.domenico@gmail.com

Alessandro Perotti

Amatrice (Ri), Fraz. S. Lorenzo
Tel. 0746 88078 – 334 9308582
info@agricolaperotti.it

Monica Del Vecchio

Teramo, Via D’Ortenzio
Tel. 392 9235147 – 347 7344186

costaseraf@tiscali.it

Andrea Marsili

Torre de Passeri (Pe), Via della Resistenza 8
Tel. 085 8884010 – 340 2829348
andreamarsili80@hotmail.it

Angelo Fiordigigli

Cooperativa ACF, Assergi (AQ)
Tel. 348 4135270
afiordigigli@coopacf.it

Enrico Di Carmine

Pro-Loco Pagliari, Teramo, Via della Resistenza 60
Tel. 347 7500712

Leonardo Porfirio

Cese di Preturo (Aq), Via Cesanuova 11
Tel. 348 2560698
ivizidelre@gmail.com

Giuseppe Moro

Paganica (Aq), Via delle Aie 4
Tel. 338 1693340
saraa1978@virgilio.it

Domenico Gianni

Amatrice (Ri), Fraz. Sommati 297
Tel. 388 4323084

Elsa Romualdi

Rocca S. Maria (Te), Fraz. Belvedere 8
Tel. 0861 247862 – 388 1619958
elsa.romualdi.bifq@alice.it

Matteo Griguoli

Paganica (Aq), Via Arco dei Giusti
Tel. 338 7398037
griguolimatteo@yahoo.it

Rossella Anzuini

Montereale (Aq), Ville di Fano
Tel. 0862 903511 – 346 2222333

Claudio Valentini

Amatrice (Ri), Fraz. Collepagliuca
Tel. 0746 826057 – 388 6349052

Nazareno Sacchi

Montereale (Aq), Colle Cavallari, Via Picente
Tel. 335 5325410

Marina Moresi

Amatrice (Ri), Fraz. Cornillo Nuovo, 46
Tel. 0746 825017 – 347 0621116

Roberto Fortini

Amatrice (Ri), Fraz. Petrana
Tel. 0746 88086 – 338 1703177

La Civetta

Montorio al Vomano (Te), Via dei Mulini 29
Tel. 348 5658110

Filomena Di Cesare

Valle Castellana (Te), Piano Maggiore
Tel. 0861 93328 – 340 2712710

Rina Ciccocelli

Nepezzano (Te), Via Fioravanti 2
Tel. 338 4756404

Massimiliano D’Incecco

Teramo, Via Pilotti
Tel. 349 7322380

Dario Salvatori

L’Aquila, Via dei Colatoi 11
Tel. 340 6936332
dsalvatori@ymail.com

Gaspare Rendina

Accumoli (Ri), Via Salaria, Loc. San Pancrazio, 2
Tel. 333 6133358
rendina.eug@gmail.com

Approfondimenti

Anche la patata, come il mais e il riso, si diffonde come cibo di carestia dietro la spinta della fame e per impulso dei proprietari terrieri. Nel 1700, sui Monti della Laga, la patata si era già affermata, tant’è che da uno scritto inedito di Giuseppe De Thomasis del 1799, e pubblicato postumo da Benedetto Croce nel 1919, risulta che: “cinque o sei anni prima erasi pure introdotta la semina dei pomi di terra, ossia patate, derrate che potrebbero essere di utile rinfranco nelle annate sterili. Siccome però per effetto di un ostinato pregiudizio non si è voluto mai mischiare la farina di grano, ne se faceva uso come di un pomo cotto, così se n’è abbandonata la coltura, come d’una derrata insalubre ed inutile”.
La carestia del 1817 ne accelerò la diffusione, che si allargò anche alla fascia costiera e aumentò in maniera esponenziale nelle zone di altura; a questo si aggiunse la convenienza di una coltura che si sviluppa sotto terra, al riparo dalle devastazioni portate dalle guerre. Man mano l’esperienza in cucina nelle grandi corti fece sì che venisse utilizzata come base di piatti interessanti. I libri di ricette del primo 1800 rivelano l’attenzione della cultura “alta” per l’uso in cucina della patata, mentre il detto popolare abruzzese “la patane è mezze pane”, riassume in maniera molto interessante l’importanza che man mano assunse il tubero soprattutto per gli abitanti delle fasce montane comprese tra i1600-1700 metri di quota. Nei paesi come Barisciano, Assergi, e tutti gli altri dislocati sulle falde meridionali del Gran Sasso, la vocazione pataticola si fece man mano sempre più importante, tanto che modificò parzialmente l’urbanistica dei paesi. Furono scavati ambienti ipogei con porte lignee che dovevano servire per immagazzinare le patate raccolte, mentre nelle zone più isolate, la conservazione avveniva nei campi stessi; si scavava una grossa buca nel campo in cui si deponeva il raccolto, la si chiudeva con paglia, pula e terra per non permettere alla luce di entrare; in quel modo potevano arrivare a conservarsi anche fino alla primavera successiva. La Reale Società Economica Aquilana pubblicò nel 1817 un opuscolo dal titolo Istruzioni per la Coltivazione delle patate. Per uso della Provincia, che doveva servire da insegnamento per la coltivazione, la semina e l’utilizzo del tubero “è da poco tempo che in alcune case rurali, unendosi colla farina, se ne fanno de’ gnocchi, che riescono squisiti ed assai migliori di quelli fatti di sola farina di grano”. In Abruzzo le varietà colturali sono ancora diverse, e la patata turchesa, presto diventata uno di quei cibi indispensabili per le sue caratteristiche esterne e per quelle culinarie, ha subito rivelato qualità sorprendenti. Ovvero, forte percentuale di proprietà antiossidanti utilissime nella lotta contro i tumori ed un basso contenuto di liquidi rispetto alla media.

La storia della Patata Turchesa

Turca, turchesca o turchesa, proprio per evidenziare le sue origini esotiche, questa patata è entrata a far parte delle coltivazioni abruzzesi sin dal 1700. Il nome, infatti, ricorda il granoturco, ovvero un prodotto che arriva dal lontano Nuovo Mondo. Analogamente al mais, la patata diventa per l’Abruzzo e soprattutto per le zone del Gran Sasso, una ricchezza insostituibile e un’importante risorsa alimentare.

Poteva essere coltivata a quote notevoli (oltre i 1600 metri), di facile conservazione, si consumava in loco oppure si scambiava con altri prodotti di base. In alcuni centri abitati della montagna aquilana, nei secoli, sono stati impiegati ambienti sotterranei e grotte a ridosso degli agglomerati urbani proprio per conservare il prezioso tubero dopo la raccolta, e averlo a disposizione per tutto l’anno. La patata turchesa ha una buccia color viola intenso ricca di sostanze antiossidanti. Al suo interno, la pasta è di colore bianco candido, ha un basso contenuto in acqua, consistenza e granulosità medie. Caratteristiche che la rendono adatta a diversi usi e cotture. È riconoscibile, oltre che per l’inconfondibile colore esterno, la forma irregolare e bitorzoluta anche per i numerosi occhi profondamente incavati, segno genetico distintivo delle varietà antiche.

Anche i fiori sono particolari, grazie alle sfumature azzurrine dei petali e alla loro lunga persistenza sulla pianta, che se la stagione lo consente, può protrarsi fino a novembre. In condizioni favorevoli, la Turchesa è in grado di produrre anche il frutto, una sorta di piccolo pomodoro scuro contenente i semi. Questa antica coltura, un tempo diffusa nelle aree montane abruzzesi, negli ultimi decenni è stata gradualmente sostituita da cultivar più produttive, rischiando la completa estinzione.

Slow Food Abruzzo – Molise

Slow Food è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.

I Presìdi Slow Food

I Presìdi Slow Food riuniscono e sostengono piccoli produttori custodi di grandi tradizioni gastronomiche a rischio di estinzione.

Contatti

Corso Roma 53, 66034 – Lanciano (Ch) Tel: 338.2680783 Email: info@slowfoodabruzzo.it

Seguici