CECE DI NAVELLI

Area di Produzione

Piana di Navelli nel territorio della provincia de L’Aquila

Stagionalità

La raccolta avviene tra la fine di luglio e la fine di agosto.

Il Presidio

Responsabile Slow Food

Giovanni Cialone, tel. 338 5861506

giovanni.cialone@gmail.com

Referente dei produttori

Alfonso Papaoli, tel. 347 9331731

info@papaolizafferano.com

Nasce per tutelare un’antica tradizione contadina della zona questo Presidio che coinvolge i pochi produttori rimasti a Navelli e nei borghi limitrofi, in un’area che subisce decenni un lento processo di spopolamento, che si è intensificato dopo il terremoto del 2009. La produzione arriva ai 10 – 15 quintali ad ettaro e proviene solo dai campi, ben drenati ed esposti al sole, che sono stati scelti per questa coltivazione. I produttori si sono riuniti e si sono dati un disciplinare di produzione che garantisce la sostenibilità naturale di questa coltivazione. Il loro obiettivo è la valorizzazione del prodotto non solo sul mercato locale, ma anche il recupero gastronomico di questo legume nella ristorazione.

I Produttori

Sandro Angelone

Navelli (Aq), Via del Commercio, 53
Tel. 339.2307838
sandro.angelone@email.com

Tommaso Angelone

Navelli (Aq) Via dei Mori, 5
Tel. 339.6223456
tommaso.angelone57@gmail.com

Tommaso Cantalini

Navelli (Aq), Via del Commercio, 3
Tel. 338.3304194

Giuliana Di Luzio

Navelli (Aq) Via Fontevecchia, 5
Tel. 338.5865607 – 339 7797235
giuliana.diluzio@gmail.com

Berardino Di Felice

Navelli (Aq) Via Spiagge Grandi, 26
Tel. 329.6121814
berardino.difelice@libero.it

Agnese Di Iorio

Civitarenga (Aq) Via Cavour, 3
tel. 334.9038827
gianfranco.napoleone@alice.it

Mario Federico

Navelli (Aq) Via Roma, 10
Tel. 339.2806981

Daniela Ippoliti

Navelli (Aq) Via del Commercio, 43
Tel. 0862.959418 – 329 6121295

Maria Grazia Palmerio

Navelli (Aq), Via del Commercio 42
Tel. 0862.959442

Alfonso Papaoli

Navelli (Aq) Via Spiagge Piccole 2
Tel. 347.9331731
info@papaolizafferano.com

Luigi Petrucci

Navelli (Aq) Via Pereto 11
Tel. 0862.959132

Approfondimenti

La coltivazione dei ceci insieme a quella delle cicerchie e delle lenticchie era radicata in Abruzzo sin da epoca medievale. Documenti storici, accertano la produzione di tale tipologia di legume, nella zona di Navelli fin dal 1800, quando pare fossero in uso tre varietà di ceci: bianchi, rossi e negri. Intorno alla metà del 1700, i monaci del convento di San Domenico a Chieti acquistavano sia ceci rossi che bianchi e, nel 1836, Mozzetti, annotava che Navelli era ancora interessata dalla coltivazione del legume introdotto dalla Spagna dove era in uso una varietà che si distingueva per le dimensioni dei semi. Di solito i ceci venivano consumati in minestra, cotti con la pasta o ridotti in farina per farne la fracchiata, una polenta di farine di altri legumi e cereali. I ceci arrostiti in una pentola con il vino erano un cibo preparato durante i momenti conviviali, in cantine, tra amici e non mancavamo mai anche sulle bancarelle delle festività religiose. I ceci bolliti, schiacciati e mescolati con il miele, costituiscono la farcia di squisiti dolcetti natalizi abruzzesi, chiamati calcionetti.

Anche Quartapelle scrisse che: “colla farina di ceci si fa una sorta di polenta, che piace assai ai nostri contadini; se ne fanno ancora delle buone fritture. La medesima si unisce colla farina di frumento per farne del pane. Coi ceci bianchi cotti nell’acqua, e poscia pestati se ne fanno dei ravioli, vivanda di ceci pestati condita col pepe e col miele o col zucchero e chiusa in piccoli pezzetti di pasta”. Una curiosità. Il Trigramma (ovvero la trascrizione latina del nome greco di Gesù, IHS o JJS) presente all’interno della Basilica di San Bernardino de L’Aquila, ha un legame con il cece di Navelli. In base agli studi condotti, infatti, sembra che i ceci siano stati incollati al tavolato ligneo che sorregge l’opera per rendere la superficie irregolare e scabra. Dorati e stuccati, i ceci sono stati utilizzati per creare un definito effetto chiaroscurale al prezioso dettaglio voluto e disegnato dallo stesso Bernardino da Siena.

La storia del Cece di Navelli

Il Cece di Navelli è piccolo proprio come il borgo in provincia de L’Aquila di cui porta il nome, che, con i suoi 500 abitanti, si trova a circa 700 metri sul livello del mare e domina l’omonima piana, ai piedi del Gran Sasso. A ottobre, la campagna si colora di viola grazie ai fiori dello zafferano, prodotto ormai celebre in tutta la penisola. Ma in questa conca naturale c’è anche un’altra coltivazione che è stata fondamentale per l’economia, la storia e la sussistenza della comunità, quella del cece. Ancora oggi, ogni estate, ad agosto, viene organizzata una grande festa in cui le massaie si cimentano nella preparazione di deliziose ricette locali, come i ceci in umido o con lo zafferano. Color crema e di piccole dimensioni, il Cece di Navelli ha una superficie perfettamente liscia. I contadini ne hanno conservato anche una seconda tipologia, ancora più piccola, di colore rosso ruggine e con superficie rugosa.

Storicamente i primi erano destinati alla vendita, i secondi all’uso familiare. Questo legume cresce a 700-800 metri di quota in terreni aridi, leggeri, anche pietrosi e senza ristagno d’acqua. Ce lo ricorda anche il detto popolare: “alla terra nera non si mettono i ceci”, questo perché i terreni scuri e fertili fanno vegetare prima la pianta ma portano pochi frutti.

Tra marzo e aprile si effettua la semina, che può essere ritardata in base alle temperature stagionali, mentre la raccolta avviene in estate, tra la fine di luglio e la fine di agosto. Quando le piante sono quasi secche vengono divelte, riunite in “mannelli” che si lasciano asciugare nei campi, mentre negli appezzamenti di dimensioni importanti si effettua la trebbiatura meccanica. La sgranatura è fatta a mano. I ceci rossi hanno una buccia più dura rispetto a quelli bianchi, quindi necessitano di tempi di cottura più lunghi; sono più farinosi, hanno un sapore più intenso e sono particolarmente adatti alla preparazione di zuppe. In Abruzzo i ceci vengono utilizzati per molte preparazioni, ma il piatto di rito, sostanzioso e nutriente, che riscaldava il corpo e apriva il cenone della Vigilia di Natale era la zuppa di ceci e castagne.

Slow Food Abruzzo – Molise

Slow Food è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.

I Presìdi Slow Food

I Presìdi Slow Food riuniscono e sostengono piccoli produttori custodi di grandi tradizioni gastronomiche a rischio di estinzione.

Contatti

Corso Roma 53, 66034 – Lanciano (Ch) Tel: 338.2680783 Email: info@slowfoodabruzzo.it

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