Zafferano dell'Aquila

Area di Produzione

Territorio della provincia de L’Aquila, nei Comuni di Barisciano, Caporciano, Fagnano alto, Fontecchio, L’Aquila, Molina Aterno, Navelli, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, San Demetrio nei Vestini, S. Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Villa Sant’Angelo

Stagionalità

Preparazione e lavorazione del prodotto avvengono tra il mese di agosto e i primi giorni di novembre. Il prodotto è presente, in vendita, tutto l’anno.

Produttori

Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell’Aquila DOP

Navelli (Aq), Frazione di Civitaretenga, via del Risorgimento 3
Tel 0862.959163 – 329 8009732
www.zafferanodop.it
info@zafferanodop.it
zafferanodellaquiladop@gmail.com

Cooperativa Altopiano di Navelli

Navelli (Aq), Via Umberto I 7
Tel. 0862 959163
www.zafferanoaltopianonavelli.it

Associazione Le vie dello Zafferano

San Pio delle Camere (AQ), Via Grande 4
Tel. 320 8760658
leviedellozafferano@gmail.com

Approfondimenti

L’etimologia della parola Zafferano deriva dall’arabo Za’feràn o sahafaran in persiano, passando per il latino safranum. La radice è tutta del termine persiano “asfar” che significa “giallo”. La mitologia greca attribuisce la nascita dello zafferano all’amore di un giovane, Croco, per una giovane ninfa, Smilace, la favorita del dio Ermes che, per vendicarsi, trasformò il giovane Croco in un bulbo. La storia, i testi letterari e la Bibbia sono ricchi di riferimenti, li troviamo nell’Eneide di Omero, in Virgilio, Plinio, nelle Metamorfosi di Ovidio. Si narra che Isocrate si facesse profumare i guanciali con lo zafferano prima di coricarsi e che le donne troiane lo utilizzassero per profumare i pavimenti dei templi. Coltivato soprattutto in Cilicia, Barbaria e Stiria, utilizzato dagli uomini per colorare i veli delle loro donne, per le grandi cerimonie religiose, dall’Asia si estese in molti paesi tra cui Tunisia e Spagna. In Italia, la coltura dello zafferano, secondo la tradizione, sembra sia stata introdotta a Navelli, alle falde del Gran Sasso, da un monaco di ritorno dalla Spagna, Santucci, tanto appassionato di leggi quanto di agricoltura. Lo portò nei suoi luoghi dove trovò un habitat molto favorevole che permise al prodotto di estendersi nei dintorni e a L’Aquila, ed essere esportato nel nord Italia e nei paesi dell’Europa settentrionale. Per secoli la fortuna de L’Aquila, situata nel cuore dell’area di produzione dello zafferano, ebbe fondamento sul commercio dello zafferano. Fu piantato anche lungo le valli dell’Aterno e del Tirino, nella Conca Peligna, nella Marsica e sul versante teramano del Gran Sasso, ma le difficoltà nella coltivazione spinsero queste aree ad abbandonarne coltura. Solo sull’altopiano di Navelli, roccaforte storica, è sopravvissuta la sua coltivazione.

La storia dello Zafferano dell’Aquila

Definito oro rosso del Parco per il suo costo elevato, frutto del notevole e complesso lavoro che la sua coltivazione richiede, lo zafferano è uno dei gioielli d’Abruzzo. Nel XIII secolo la città de L’Aquila era appena stata fondata e divenne presto famosa per le eccezionali qualità dello zafferano, che aiutò fortemente l’economia della zona e l’allevamento delle pecore. Dall’Altopiano di Navelli, la produzione dello zafferano si estese su tutto il territorio aquilano e sviluppò uno straordinario commercio con alcune delle città più importanti d’Italia e riuscì a varcare i confini nazionali. Risultato eccezionale per una spezia ricavata da una pianta alta appena 20-40 cm.

Lo zafferano si coltiva tra i 400 e i 1100 metri di altitudine, i bulbi vengono trapiantati nel terreno nel mese di agosto e il fiore, dai cui stimmi si ricava lo zafferano, vengono raccolti dalla seconda metà del mese di ottobre, fino ai primi giorni di novembre. La raccolta dei fiori è esclusivamente manuale e avviene nelle prime ore del mattino, prima che il sole li apra, per evitare che il loro prezioso contenuto possa andare perso. I fiori vengono delicatamente recisi e portati a casa, dove mani esperte separano gli stimmi dallo stelo e questi, sistemati su un setaccio, vengono posti sulla brace di legna (mandorlo o di quercia) a tostare. Il prodotto si trova in commercio in filamenti, stimmi tostati, integri o in polvere.

È utilizzato in cucina come ingrediente per la preparazione di primi e secondi piatti, in pasticceria, per la produzione di un noto liquore dal sapore unico e nella farmacopea per curare alcuni disturbi.

Slow Food Abruzzo – Molise

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