Fagiolo Bianco di Frattura

Area di Produzione

Alta Valle del Sagittario e Frattura di Scanno in provincia de L’Aquila.

Stagionalità

La raccolta avviene a settembre

 

Produttori

Carfagnini Claudia – Azienda Agricola Antico Monastero San Pietro,
Villalago (AQ)
Tel. 3407234140 – 3479417388
www.anticomonasterosanpietro.com

Approfondimenti

Il fagiolo di Frattura, frazione di Scanno, è conosciuto come fagiolo di pane ed è una varietà autoctona che cresce a 1300 metri di altitudine nell’alta Valle del Sagittario, precisamente a Frattura Vecchia. Le caratteristiche morfologiche lo contraddistinguono per la sottile buccia color avorio, la forma ovoidale, la pasta morbida e delicata. È un fagiolo rampicante, che si raccoglie secco nel mese di settembre. Le tecniche agricole e la cultura alimentare costituiscono uno degli aspetti identitari della comunità di Frattura: la protezione e la conservazione di questo legume lo hanno reso, sotto il profilo organolettico, una delle eccellenze agroalimentari della Valle del Sagittario. Fra le tradizionali ricette che si preparano con il fagiolo bianco si annoverano i fagioli in insalata e le sagne, una pasta tirata a mano realizzata con acqua e farina, condita con fagioli, lardo battuto e cipolla. L’attuale abitato di Frattura nuova, frazione del Comune di Scanno, sorge sulle pendici occidentali del Monte Rava, a 1262 metri di altitudine. Il paese, la cui unica strada sale da Scanno, snodandosi attraverso le case, si apre sulla valle sottostante con una vista mozzafiato che da nord a sud abbraccia le dorsali montuose a corona del profilo Tasso-Sagittario. Cuore del paesaggio è il lago di Scanno, formatosi a seguito di un imponente evento franoso che in età tardo-pleistocenica interessò il monte Genzana. Nella nicchia di distacco causata dalla frana , da cui il paese prende nome, sorse l’antico centro, oggi detto “Frattura vecchia”. Il borgo è dunque costituito da due elementi distinti, un nucleo originario, distrutto più volte da terremoti e incendi fra XVII e XVIII secolo e definitivamente nel 1915 dal terremoto della Marsica, che qui causò la morte di 162 persone su una popolazione complessiva di 500 abitanti, e l’abitato nuovo, ricostruito fra gli Anni Trenta e Quaranta. I due centri, sospesi simbolicamente tra passato e presente, distano fra loro poco più di un chilometro.

La storia del Fagiolo Bianco di Frattura

La coltivazione del fagiolo bianco nasce come coltura interstiziale, all’interno degli orti di famiglia, rispetto alle grandi estensioni in quota legate alla produzione del grano. La storia del fagiolo di Frattura è legata alle memorie tramandate di saperi e tecniche di coltivazione che si sono conservate per generazioni. Il semplice processo produttivo, dalla lavorazione dei campi, alla coltivazione, alla raccolta e all’essiccazione è rimasto invariato nei secoli e le antiche pratiche agricole sono rispettate in tutte le fasi del ciclo produttivo. La coltivazione e la lavorazione del fagiolo di Frattura, rientra nelle attività quotidiane stagionali della piccola comunità dei residenti.

La selezione del seme e la conservazione della specie hanno reso la qualità del legume, sotto il profilo organolettico, una delle eccellenze agroalimentari della valle del Sagittario. L’economia in passato era basata prevalentemente sulla coltivazione di orzo e grano, seminati a rotazione in aree diverse, a nord e a sud del paese. Il territorio di Frattura si estendeva per un ampio tratto, dalla Sella della Cona, a nord, alla zona de “I Giardini”, a sud. Gli abitanti di Frattura, a differenza degli Scannesi, tradizionalmente legati all’industria armentizia, erano per lo più braccianti, agricoltori e tosatori: in quest’ultima attività eccellevano particolarmente: nelle Puglie si occupavano in prevalenza della manutenzione delle masserie e della pulizia di canali, cisterne e campi.

Uomini e ragazzi partivano il 25 novembre, giorno di Santa Caterina, dopo aver seminato i campi e giungevano nel Tavoliere con un viaggio di circa cinque giorni, seguendo un percorso più breve rispetto alle tradizionali vie tratturali della transumanza. Il ritorno era previsto dopo la tosatura, fra aprile e maggio. Frattura Vecchia è oggi un luogo del silenzio, frequentato e vissuto intensamente dalla comunità locale che ne cura i sentieri, l’antica piazza e le sorgenti.

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