Agnello d'Abruzzo

Area di Produzione

è allevato nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Stagionalità

Allevato durante tutto l’anno.

Produttori

I produttori sono riuniti nell’

Associazione Regionale Allevatori d’Abruzzo

L’Aquila (Aq) – 67100

Località Onna – S.S. 17 Est

Tel.  0862 441738

Approfondimenti

Da millenni i territori abruzzesi rappresentano la patria dell’allevamento ovino. I paesi e i borghi che sorgono tra le montagne della Laga e del Gran Sasso sono divenuti ricchi grazie al commercio della lana, alla produzione di carne e formaggi tipici. La ricca biodiversità vegetale trasferisce ad esempio alla carne ovina profumi di erbe e fiori di montagna e tra le carni più pregiate e ricercate emerge quella di agnello, magra e tenera, che si presta a preparazioni delicate e veloci. L’agnello d’Abruzzo è oggi tutelato dal marchio collettivo “Buon Gusto Agnello d’Abruzzo”, che ne valorizzala produzione e dal marchio IGP “Agnello del centro Italia”, che ne assicura la provenienza e la prelibatezza. Si tratta di agnelli nati e allevati nell’areale appenninico, in Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna, di età inferiore ai 12 mesi e che appartengono a diverse razze locali e loro incroci. La razza Merinizzata Italiana appare la più conforme alle caratteristiche richieste per il prodotto abruzzese. A partire dalla metà del 1900, questi agnelli hanno cominciato ad acquisire ottima reputazione, soprattutto alle elevate qualità organolettiche e la prova è rintracciabile in un documento del settembre 1961, pubblicato dall’Associazione Nazionale della Pastorizia, in cui veniva enunciato che “obiettivo è quello di migliorare le condizioni di vita delle zone montane conferendo ad esse le premesse indispensabili per lo sviluppo della pastorizia e dell’agnello del centro Italia in particolare”. Il sistema di allevamento si svolge all’aperto per almeno 8 mesi l’anno e ciò permette di fare ricorso, anche con la pratica della transumanza, all’estesa disponibilità di pascoli ricchi di varietà vegetali e a una gestione ottimale di pratiche agricole che assicurano una costante specificità del prodotto. L’agnello d’Abruzzo, infatti, è richiesto dai consumatori perché, rievocando la salubrità degli ambienti in cui è allevato, e si presta a svariate preparazioni tra le quali spicca l’agnello “cacio e ovo”, piatto dalle origini antiche la cui ricetta si tramanda di generazioni in generazioni, rinnovandosi ogni anno nel menu pasquale.

La storia dell’Agnello d’Abruzzo

Pastorizia, transumanza, allevamento sono termini che fanno parte da sempre del vocabolario abruzzese. Allevato allo stato brado e semi brado, con ampia disponibilità di pascolo offerta dal territorio, l’agnello d’Abruzzo si nutre esclusivamente di latte materno fino allo svezzamento, nutrito poi con essenze spontanee di prati e di pascoli, leguminose e graminacee tipiche dell’area, quali orzo, granturco e fave.

L’agnello, allevato e produzione secondo metodi tradizionali, rispettosi degli animali e in piena compatibilità ambientale, deriva da razze da carne che conferiscono ottima conformazione e velocità di accrescimento e si distingue sia dagli agnelli più pesanti diffusi in Umbria e nelle Marche, sia dai soggetti molto leggeri derivanti da razze da latte; il suo peso infatti si aggira tra gli 11-13 kg e viene macellato all’età di 60-70 giorni.

La carne è rosa chiaro, tenera, con un contenuto di grasso molto basso e dalle elevate proprietà nutrizionali, tra le più ricche di ferro. Dal sapore e profumo inconfondibili, meno intensi rispetto a quello di pecora, montone e castrato, assicura la presenza di aromi caratteristici del pascolo e un gusto delicato in tutte le preparazioni.

Slow Food Abruzzo – Molise

Slow Food è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.

I Presìdi Slow Food

I Presìdi Slow Food riuniscono e sostengono piccoli produttori custodi di grandi tradizioni gastronomiche a rischio di estinzione.

Contatti

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