LENTICCHIA DI SANTO STEFANO DI SESSANIO

Area di Produzione

Comune di Santo Stefano di Sessanio e alcune aree dei comuni limitrofi
(provincia de L’Aquila)

Stagionalità

Si raccolgono nel mese di agosto.
Si consumano essiccate, quindi sono disponibili tutto l’anno.

Il Presidio

Responsabile Slow Food

Silvia De Paulis, tel. 0862 60521

silviadepaulis@gransassolagapark.it

Referente dei produttori

Ettore Ciarrocca, tel. 348 3309131

ettoreciarrocca@gmail.com

I produttori sono in prevalenza anziani e perlopiù coltivano un poco di lenticchie per il consumo famigliare. Le quantità ottenute sono limitate e diminuiscono ogni anno, il tutto aggravato da un proliferare di un mercato di false lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, che avvilisce i produttori locali. Il presidio, che sposa un progetto già avviato negli anni passati dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti, e dall’Arssa  Regione Abruzzo ha permesso di riunirli in un’associazione, per arrivare a un’etichettatura e a un controllo del raccolto, al fine di garantire il consumatore da eventuali frodi. Ma soprattutto lavora per aumentare le coltivazioni, per offrire un’opportunità di sviluppo e una possibilità per i giovani di rimanere su un territorio straordinario.

I Produttori

Ettore Ciarrocca

Santo Stefano di Sessanio (Aq)

Piazza Municipio, 12

tel. 0862 28460 | 348 3309131 | 339 6338959

ettoreciarrocca@gmail.com

Mario Ciarrocca

Santo Stefano di Sessanio (Aq)

Via D’Annunzio, 12

tel. 0862 89445 | 349 3901153

www.residenceilpalazzo.it

info@residenceilpalazzo.it

Rosa Ciarrocca

Santo Stefano di Sessanio (Aq)

Via Benedetta, 5

tel. 0862 89679 | 335 6529016

lucacucchiella@gmail.com

Ernesto Ciuffini

Castelvecchio Calvisio (Aq)

Via della Mora, 9

tel. 0862 930196 | 340 4747207

Anna D’Alessandro

Santo Stefano di Sessanio (Aq)

Via Roma, 48

tel. 339 5735273

Silvan Fulgenzi

Santo Stefano di Sessanio (Aq)

Via delle Aie, 18

tel. 340 4819763

Alessandra Gentile

Calascio (Aq)

Via Plaia, 18

tel.  377 1290446

Pina di Mara Iannessa

Castelvecchio Calvisio (Aq)

Via delle Vigne, 1

tel. 0862 930321 | 333 3800999

pinaagricola@piao.it

Marco Matergia

Barisciano (Aq)

Via Provinciale, 145

tel. 0862 89335 | 331 2853075 | 334 1041133

lucio.matergia@univaq.it

Giulio Petronio

Castel del Monte (Aq)

Piazzale del Lago, 2

tel. 0862 938107 | 333 5814030

bioformaggi.gransasso@gmail.com

Dante Santavicca

Barisciano (Aq)

Via Aldo Moro, 2

tel. 0862 89420 | 347 6040425

stefanosantavicca@gmail.com

Sapori di Campagna

Di Livia di Battista

Ofena (Aq)

Strada Provinciale delle Vigne, km 7,8

tel. 0862 954253 | 347 6995264

info@saporidicampagna.com

www.saporidicampagna.com

 

Approfondimenti

Già 7000 anni fa, la lenticchia, Lens oculenta, era stata domesticata e quindi coltivata dall’uomo; con tutta probabilità, l’assunzione di cereali doveva essere correlata a quella di legumi utilizzati sotto forma di farina. Le fonti che si riferiscono a tale utilizzo provengono dalla zona sirio-palestinese, anche se non specificatamente alla Fenicia, e prime fra tutte sono i testi di Ugarit e la Bibbia. È ben nota la storia del piatto di lenticchie con il quale Esaù scambiò il proprio diritto alla primogenitura al fratello minore Giacobbe (Gn 25, 29-34), mentre nel libro di Samuele viene citato un guerriero di Davide che difende dai Filistei un campo pieno di lenticchie. Altri documenti risalenti al Medioevo e riguardanti questa volta il territorio abruzzese, di proprietà del Monastero di San Vincenzo al Volturno, che possedeva molti territori della zona aquilana, attestano che in quella zona venivano coltivati i legumi. Nel contratto di Tussio, Carapelle e Trita (Valle del Trino) del 998, si fa riferimento ai legumi coltivati in zona; testimonianze che esplicitano l’importanza della coltivazione di tali prodotti, economicamente fondamentali, tanto da essere sottoposti al canone livellario. Notizia più recente delle coltivazioni nella zona aquilana di ceci, fagioli, lenticchie e altre civaie (legumi in genere) si hanno negli scritti ottocenteschi di R. Quaranta (1885) e T. Bonanni (1888). Le lenticchie, cibo dei meno abbienti, non aveva un buon nome e insieme ai fagioli venivano definite la “carne dei poveri”, soprattutto per l’alto contenuto di proteine, che risulta essere il doppio su cento grammi, rispetto allo stesso quantitativo di carne. La coltivazione della lenticchia è ancora un elemento cardine dell’economia di piccoli borghi aquilani, ed è per questo che per volere del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Arssa Regione Abruzzo e degli agricoltori stessi, è stata creata nel 2008 un’associazione per la tutela e la valorizzazione della lenticchia. Quella coltivata nella zona di Santo Stefano di Sessanio è piccola e di colore scuro striato, cresce su terreni brulli, e forse proprio questa difficoltà di sopravvivenza le permette di entrare nell’olimpo delle lenticchie più pregiate d’Italia. Per festeggiare il raccolto ogni anno e nella prima settimana di settembre, in onore del legume tanto pregiato, viene organizzata una sagra durante la quale è possibile degustare piatti tipici popolari, come la zuppa di lenticchia con crostini.

La storia della Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio

Con un diametro di pochi millimetri, globosa, saporita e con un colore marrone violaceo, la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio cresce oltre i 1000 metri s.l.m., solo sulle pendici del Gran Sasso, zona in cui le coltivazioni di legumi sono attestate in documenti monastici del 998.

L’habitat ideale, con inverni lunghi e rigidi e primavere brevi e molto fresche, permette alle piantine di maturare in tempi diversi, e una volta sfalciate, se lasciate sul campo accumulate in piccoli covoni e poi ammassate sotto un telo, nutrono comunque i loro semi portandoli a maturazione.

Crescendo su terreni brulli e aridi, la lenticchia non ha bisogno di particolari cure, ma diventa un legume impegnativo nel momento della raccolta che si fa sempre a mano, anche perché i campi sono impervi e la meccanizzazione comporterebbe una perdita del 30-40% del raccolto. È un processo che si effettua ancora come 1000 anni fa, ed è molto faticoso; le lenticchie arrivano a maturazione in momenti diversi, questo perché le altitudini sono variabili, ma di solito tra il taglio e la battitura a volte trascorrono 15 giorni compresi tra la fine di luglio e la fine di agosto.

La lenticchia di Santo Stefano non è una lenticchia qualsiasi, ma si tratta di un biotipo preciso che è stato selezionato per questi territori da tempo immemore; proprio per le piccole dimensioni, 2-5 mm, questo tipo di lenticchia, non ha bisogno di essere messa in ammollo, è straordinariamente saporita e il modo migliore per apprezzarla è una zuppa molto semplice: bisogna coprirla con acqua e aggiungere spicchi d’aglio scamiciati, qualche foglia di alloro, sale, olio extra vergine di oliva, e portare quindi a ebollizione, a pentola chiusa.

Nelle lenticchie si evidenzia un basso contenuto di lipidi ed una discreta quantità e qualità di proteine.

Slow Food Abruzzo - Molise

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I Presìdi Slow Food riuniscono e sostengono piccoli produttori custodi di grandi tradizioni gastronomiche a rischio di estinzione.

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